Sapevo che sarebbe finita così.
Oddio non proprio con questi dettagli ma grossomodo ho azzeccato le previsioni. Prima sogno, poi pianifico e nel dubbio faccio l’esatto contrario o mi impegno con tutto me stesso per girare attorno all’onirico desiderio iniziale. Confesso che questa volta almeno in parte ci sono andato vicino e tutto sommato non sono poi così lontano dalla meta, anche se ora con gli occhi aperti tutto è un po’ più chiaro e lucido. Un po’ come andare dal barbiere con in mente un taglio di capelli ben preciso, taglio che nell’immaginazione iniziale rende superfighi e sta da dio, salvo poi uscire dal negozio e pensare “bhè dai, più o meno ci siamo”. Ecco il punto, quel dannato “più o meno”.
Volevo un lavoro stabile, in cui poter dimostrare il mio valore ed avere delle gratificazioni. Più o meno ci siamo.
Volevo la mia indipendenza e quindi tornare a vivere da solo, possibilmente in un appartamento in zona servita, vicino al lavoro e con tutti i confort a mia disposizione. Più o meno ci siamo.
Volevo crogiolarmi nel mio status di single e vivere serenamente la mia libertà, dedicando il mio tempo solo a me stesso ed al raggiungimento dei miei scopi personali. Più o meno, ci siamo.
Tuttavia sulla bilancia del proprio stato d’animo a volte si guardano solo i vantaggi, i pregi, i tanti bei più di cui sopra, ma a volte sono i vari meno a voler dire la loro. Oggi è uno di quei giorni in cui sti infami vengono a galla e come in una parata militare sfilano davanti al cuore con il petto gonfio e la schiena ritta, brandendo le loro armi e porgendomi il loro tipico saluto marziale: una pernacchia. Dall’alto del mio balcone, con postura mussoliniana, vedo avanzare il Sergente Lavoro in Crisi che orgoglioso mi ricorda che la mia produzione non è certamente quella che avevo prospettato inizialmente o che il pentagono del lavoro mi aveva voluto far credere. Sorrido, lo saluto con una sonora pernacchia e passo al prossimo ufficiale. Ecco apparire dinnanzi a me il Colonnello Casa Propria. Con fare deciso estrae un documento, un piano di battaglia, e mi mostra come la mia posizione attuale, seppur ben servita sulla carta, pare più una succursale di Istanbul e che i cinque piani a piedi, senza ascensore, alla lunga potrebbero rivelarsi un serio ostacolo per le truppe. Aggiungiamo una zona di supporto logistico pari a 20 metri quadrati mansardato con una temperatura interna simile a quella che decimò migliaia di soldati durante la campagna di Russia, ed ecco servito l’aggiornamento richiesto. Saluto anche questo ufficiale ma senza dare nell’occhio lo faccio scortare nelle camere a Gas. Manca l’ultimo, il più atteso: il Generale Single Bravo Pirla. Dopo essersi complimentato per la dura scelta di non aver siglato (ora che ci penso è un po’ che non siglo come si deve) accordi bilaterali con forze ostili ed avermi mostrato minuziosamente i vantaggi della guerra in solitaria, per dovere professionale e con toni quasi confidenziali mi ricorda che avere al proprio fianco una nazione alleata può dare valore aggiunto. Ci si può confrontare, aiutare, scambiare risorse ed idee. Si potrebbe avere anche il combustibile necessario per scaldarsi. Se non la nazione, almeno l’anima. Si complimenta ancora per non aver accettato consigli inutili quali “in tempi di guerra ogni buca è trincea” ma aggiunge che se si tiene il proprio arsenale inattivo per troppo tempo, i magazzini rischiano di collassare. “tranquillo” gli rispondo. “Tengo la situazione in palmo di mano”. Congedo anche lui con una sonora pernacchia, molto più forte di quelle concesse agli altri ufficiali. Lui, in fin dei conti, è quello che ha il peso maggiore. Terminato il delirio paramilitare, torno in me. Seduto sul futon nella parte mansardata del monolocale, sotto la finestra dalla quale osservo ogni tanto l’albergo di fronte, pensando “se non lavoro io non vedo perché dobbiate lavorare voi. Stronzi”. L’ora mi consiglierebbe di andare a dormire ma ben so che anche stanotte, girandomi e rigirandomi nel letto, arriverò alle 3.00, maledicendo il mio cervello che non vuole staccarsi per un attimo dandomi la possibilità non dico di fare qualche bel sogno, anzi, ma almeno di non sognare e basta.
Domani sarà un altro giorno e già so che mi basterà pochissimo, anche un minimo pretesto, per poter organizzare una nuova parata, questa volta con il plotone dei più, in cui i gerarchi sono: Generale Lavoro Che volevi, Tenente Indipendenza Riguadagnata ed il Colonnello Pace Tranquillità. Per festeggiare, nachos e salsa chili per tutti. Una festa per la mente ed il palato.
Più o meno.