mondo webinitaly e fabiogranata.net

Posted in internet, seo con i tag , , , , , , , , , , , on Maggio 25, 2009 by fabiogranata

Ne sono cambiate di cose dall’ultima volta che ho scritto su queste pagine. Sono passati solo 4 mesi ed i cambiamenti sono radicali, soprattutto in ambito lavorativo. Descrivere brevemente cosa sto combinando è cosa ardua, tuttavia posso fare un veloce sunto, elencando i progetti in corso in ambito web:

Prima di tutto, un sito personale:

il mio sito personale Fabiogranata.net:

confesso che il dominio l’avevo comprato solo per sfizio, per essere sicuro che l’onorevole omonimo siciliano Fabio Granata non comprasse tutte le estensioni disponibili. In secondo luogo perchè volevo fare una attività di SEO personale, ovvero superare tutti gli altri personaggi con il mio stesso nome ed attestarmi in prima posizione su google. Inizialmente non ci avevo lavorato, ora invece ho creato interamente il sito, scroccando un template dalla rete per fare le cose più velocemente e l’ho ottimizzato per i motori di ricerca. Attendiamo solo il passaggio dello spider e vediamo che succede. La descrizione della pagina dice:

"Fabio Granata - sito ufficiale. piccola presentazione dei miei lavori in corso  e del mio operato a
favore dei professionisti che ogni giorno hanno a che fare, direttamente o indirettamente,
 con il sottoscritto tramite royaltur e Webinitaly"

Come anticipato sopra, royaltur e soprattutto Webinitaly

web agency webinitaly.net

il sito è attualmente ospitato su un mio dominio, sitiroyal, comprato per essere utilizzato come area di test per vari progetti in corso. Al momento sto puntando ad ottimizzare i contenuti prima ancora della grafica. Quando i contenuti saranno ben digeriti dai motori di ricerca, sarà mia premura dare al tutto un tocco personalizzato. Per tutte le altre informazioni, andate a vedere il sito.

la descrizione

Webinitaly web agency leader in siti internet template. costo contenuto, servizi SEO,
inserire motori di ricerca, iscrizione motore ricerca, restyling siti
 web professionali economici, portali settore turistico

Test SEO, il sito civetta

grafica per escort con www.sitiperescort.com

No non è un sito di appuntamenti, non è un sito per trovare una escort in zona, non c’è neanche la foto di mezza escort su quella pagina. Semplicemente ho creato (ma non ancora messo online) un template decisamente bello adattabile per essere utilizzato come pagina personale per modelle, attrici, accompagnatrici, escort… ovunque ci sia la necessità di mettersi in mostra. Tra le categorie quella più ardua da indicizzare è sicuramente quella delle escort per via della sua stessa natura. Quindi, volendo fare un test complesso di SEO, mi sembrava giusto partire proprio da una situazione di medio/alta difficoltà. Il sito è online, manca solo il passaggio del maledetto spider.

la descrizione:

Siti per Escort di Webinitaly.net, web agency specializzata in siti internet,
template e template gratis. Il tuo sito web economico con siti template

25 fatti su di me

Posted in Uncategorized con i tag on Febbraio 8, 2009 by fabiogranata

1.Sono terribilmente incostante. Inizio mille cose, metto le basi per altrettanti progetti salvo poi scartarne 999 e tenermene giusto uno per avere qualcosa da fare.

2.Mi fa arrabbiare tantissimo il fatto di non saper disegnare. Per sopperire a questa mia mancanza smanetto con photoshop e mi complimento anche con me stesso per il risultato di alcuni lavori che ovviamente non risultano essere mai come li avevo inizialmente in mente.

3.Adoro scrivere e sfogarmi su carta. Questo porta le persone che leggono ciò che scrivo a credere che io sia una persona tremendamente depressa e pessimista. In realtà esorcizzo soltanto certi sentimenti dandone sfogo. Tenessi tutto dentro sarei esattamente come mi immagina chi legge. Purtroppo sono l’esatto opposto e non perdo occasione per farmi una sana risata.

4.Non dormo praticamente da due settimane ma non ho occhiaie. Prima o poi scoprirò il segreto di questo mistero.

5.Sesso orale > tutto

6.ho un sogno ricorrente in cui per uno strano ma affascinante esperimento scientifico vengo rispedito di 2100 anni indietro nel tempo ma per un errore non riescono a riportarmi nel presente. Mi trovo quindi a vivere per tutti i 2100 anni per tornare al punto di origine. Quando il tutto salta alle orecchie dei media vengo invitato in tv ed intervistato dal gerry scotti di turno. In quel momento esordisco con uno “gentili telespettatori, so per certo che quanto sentirete ora potrà sconvolgere le vostre abitudini e le vostre credenze: Gesù non solo era praticamente nero ma era sposato, con famiglia, fratelli, non ha mai avuto la chiamata di dio, era un simpatico bontempone con tendenze omosesuali e non ha mai compiuto alcun miracolo. Ciò nonostante era una persona degna di nota. Ed i musulmani farebbero meglio a non esultare perchè del loro maometto non c’è traccia”. Scopiac così immeditamente una guerra mondiale ed a chi mi guarda male dico “ma che ho detto?”

7.Ho amato una sola volta nella mia vita.

8.Sono terribilmente bastardo. Non resisto alla tentazione di dire la quel che penso su tutto e tutti ma per farlo uso un modo tutto mio, subdolo ma efficace. Dico le cose con ironia, come se si trattasse di una battuta e ci rido sopra anche di gusto.

9.Un tempo ero una fucina di barzellette sugli ebrei, me ne veniva una per ogni occasione. Un bambino ebreo citofona alla caserma delle SS: “scu…scu….scusi…c’è Gigi?” e le SS:”NO! È in cremeria!”

10.Assieme ad un amico, per fare bella figura con delle ragazze che avevamo appena conosciuto e che erano ossessionate dai tiromancino, sono andato nottetempo in una via isolata per rubare un cartello stradale. Il giorno dopo, con pochi soldi, siamo andati al Brico per comprare della carta adesiva ed abbiamo ricreato in scala 1:1 la copertina del loro ultimo album. Sul retro, un chiaro invito a limonarci per ringraziarci del gentile e soprattutto disinteressato gesto. Lui ha limonato.

11.Avere degli obiettivi mi fa andare avanti, raggiungerli a volte mi lascia l’amaro in bocca.

12.Come anticipato nel punto uno, sono a metà dell’opera e mi sono già rotto le palle.

13.Sono andato ad un concerto dei Bloodhound gang assieme a mio fratello e completamente sbronzi di vodka siamo saliti sul palco, cantando assieme al gruppo. Il tutto documentato fotograficamente.

14.I miei ricordi migliori sono legati alle mie attività musicali ed il fatto di essere attualmente disoccupato musicalmente mi fa temere di non avere, a breve, dei ricordi degni di nota.

15.Per quanto io cerchi di resistere e di convincermi del contrario, le mie difese contro le bionde sono praticamente nulle.

16.C’è più legno nelle parti intime delle ragazze italiane che in tutti i magazzini Ikea del mondo.

17.A proposito di Ikea, l’anno scorso ci ho lavorato per qualche mese. Infastidito dalle continue chiamate di un collega idiota ed assolutamente incapace, ho iniziato a rispondere con “Castorama buon giorno” e “Leroy Merlin London, how can I help you?”.

18.Da piccoli, assolutamente annoiati dal periodo natalizio nonché infastiditi dall’omino della pattumiera del contominio, oi ed i miei fratelli gli abbiamo fatto uno scherzo. A luci spente, convinti di non essere visti, abbiamo acceso un fumogeno e l’abbiamo lanciato nel locale pattumiera dove il povero malcapitato stava svolgendo il suo lavoro. Ne sono seguite urla quali “noooo noooooo NOOOOOOOOOOO”. Probabilmente pensava dovesse esplodere e rendendosi conto che ciò non sarebbe successo ha pronunciato frasi irripetibili che giovani orecchie come le nostre non dovrebero mai sentire.

19.Ho la certezza che un giorno farò qualcosa di grande. Purtroppo non so ancora cosa quindi nel dubbio mi cimento in mille attività, creative e non.

20.Ho litigato con Francesca Crotti e per anni non ci siamo parlati. Sinceramente, non ne ricordo neanche il motivo. Ma conservo ancora nella memoria il ricordo di noi due in tenerà età seduti sul muretto esterno della sua cascina, contemplando il cimitero. Gothic inside direbbe qualcuno.

21.Constatato che le donne riescono quasi sempre a portarmi ad uno stato in cui, qualora la relazione iniziasse a protrarsi nel tempo, dovrebbero appormi sulla schiena una grossa scritta WELCOME, per ora è meglio procedere con…ehm…contratti a progetto. Prima o poi arriverà anche il contratto a tempo indeterminato ma per ora non vedo nessuna con cui valga la pena impegnarsi in tal senso.

22.Nella mia infinita tolleranza, gli zingari potrebbero essere utilizzati come biocarburante in appositi inceneritori, che per essere accettati da tutti chiamerò termovalorizzatori sociali.

23.Ho il terrore del mare aperto. L’idea di svegliarmi circondato da sola acqua e non vedere terra ferma in nessuna direzione è un incubo che non voglio vivere nella maniera più categorica. Senza contare che il non sapere cosa ci sia sotto le mie chiappe è un’aggravante inaudita. L’uomo è fatto per stare sulla terra ferma. Passi l’aereo, ma la nave è proprio inutile.

24.Non mangio pesce neanche sotto tortura. Al mondo c’è tutta la verdura e la carne di cui abbiamo bisogno, non vedo il motivo di andare a cucinare un qualcosa che puzza da far schifo. Qualcuno poi lo mangia pure crudo. Ma vergogna!

25.Non mi muovo se non ho una qualsiasi fonte di musica. Se non ne ho, mi vedo costretta a crearla al momento con il battito della mani, fischiettando, canticchiando, purchè ci sia un po’ di ritmo e melodia.

Spettacolo Superbowl

Posted in Uncategorized con i tag , , , , on Febbraio 4, 2009 by fabiogranata

Come per ogni Superbowl che si rispetti, il geniale (almeno in questo caso) mercato americano è riuscito a creare tanta attesa sia per la partita, fenomeno sportivo e mediatico che incolla alla tv una nazione intera, quanto per gli spot messi in onda durante la trasmissione. Tutto in una notte. Ogni anno i migliori brand si sfidano a colpi di spot creati appositamente per l’evento e sui quali basano le fondamenta delle proprie campagne vendite per l’immediato futuro.

Si esce quindi dalla logica della pubblicità come la intendiamo noi, presentazione bacchettona e sterile di un prodotto, 30 secondi di tortura psicologica che hanno il solo scopo di farci ricordare, non sempre positivamente per fortuna, del marchio trattato. Negli States, in particolar modo per questo avvenimento, quei trenta secondi a disposizione diventano un momento di intrattenimento, una sfida creativa in cui il brand, il prodotto o qualsiasi cosa venga pubblicizzata, è solo il pretesto per essere visto. E ricordato. Con piacere voglio proporre alcuni spot presentati al Superbowl, che nel 2009 è stato all’altezza non solo delle aspettative di tutti gli sportivi per quanto concerne spettacolo e competizione (touchdown di 100 yard di James Harrison che rimarrà nella storia) ma anche per spettacolo commerciale. Il concerto di Bruce Springsteen a fare da gustosissima ciliegina sulla torta.

Migrazioni lavorative moderne

Posted in Uncategorized con i tag , , , , , , , , , on Febbraio 4, 2009 by fabiogranata

Se è vero che la mela non cade mai lontano dall’albero, l’uomo moderno inteso come essere umano non si discosta molto dalle sue origini e dalla sua vera natura migratrice, spinto da un innato istinto di sopravvivenza animale che lo porta a scegliere di tempo in tempo il luogo migliore per vivere e prosperare. Se un tempo le migrazioni erano dovute a fattori climatici e naturali quali lo spostamento di mandrie da cacciare o un terreno inadatto alla coltivazione,  oggi a mio avviso questo movimento ha subito una drastica mutazione pur mantenendone la propria essenza. Piuttosto credo sia sconvolgente che ancora al giorno d’oggi non sia possibile creare delle condizioni sociali idonee per permettere ai cittadini di fermarsi, coltivare non la terra ma sé stessi e le proprie capacità. Ancor oggi si migra. Non più come un tempo da un posto all’altro nella sua valenza geografica bensì da un’occupazione alla prossima. Un costante, interminabile, dispendioso e logorante processo di migrazione lavorativa.

Un tempo fu la Terra e la natura a decretare questi processi migratori, oggi la cosa è evoluta e più complessa sia da analizzare che da comprendere, per via del tessuto sociale in cui questo avviene e per le ovvie tecnologie oggi a nostra disposizione. Ma andiamo con ordine. Immaginiamo un uomo primitivo che coltiva il suo campo mentre suo fratello, cacciatore, provvede a portare la carne. Arriva il freddo e la terra diventa difficile da coltivare mentre gli animali per sopravvivere si sono spostati verso sud. L’uomo, se vuole sopravvivere, è costretto a seguire questi fattori quindi migra.

Oggi invece un uomo fin dall’età di sei anni entra nel circolo dello studio iniziando a coltivare non la terra ma se stesso, a perfezionarsi e creare con il passare del tempo uno strumento di lavoro versatile, che si possa adattare a varie realtà. Per quanto i suoi sogni e la sua motivazione lo spingano in una certa direzione, parole sagge lo tengono ancorato ad un percorso formativo di ampio respiro, in modo da non essere limitato ad una sola specializzazione ma aperto a più possibilità. Avviene quindi il momento dell’ingresso nel mondo del lavoro con tutte le problematiche ad esso connesse. Innanzitutto il lavoro va cercato, come un tempo si cacciava la preda. Se non c’è preda non c’è cibo, se non c’è lavoro non ci sono soldi. Quindi non c’è cibo. Il terreno di caccia è ampio, battuto da molti cacciatori uno più affamato dell’altro ed ognuno con delle abilità venatorie particolari. Finalmente si trova un posto di lavoro e si inizia a procacciare il proprio cibo sotto forma di denaro, che porta con sé anche servizi, svaghi, confort ed un pacchetto di invidia e gelosia qualora questi fossero tanti. Tuttavia il posto di lavoro è una tribù primordiale anomala: si lavora assieme agli altri non per il conseguimento di scopi comuni e la sopravvivenza della tribù stessa bensì per un proprio tornaconto personale. All’apparenza, può sembrare che tutti gli attori di questo clan lavorino per un intento comune ma la radice della questione è semplice: niente tribù, niente lavoro. Niente lavoro, niente soldi. Da qui si evince che il sorriso manifestato dietro al conseguimento degli scopi in comune dettati dalla tribù in realtà non sono altro che un gesto di rilassamento spirituale nel veder allungare la vita di quell’organizzazione e gruppo che aiutano, mantenendosi in piedi, a portare a casa la propria pagnotta.

Quando il cibo tuttavia inizia a scarseggiare, iniziano a palesarsi i veri intenti dei singoli componenti della tribù. L’anello più debole viene quindi individuato e portato, subdolamente, all’isolamento. Attenzione, non lo si sta cacciando, ma si creano i presupposti per un suo allontanamento volontario. Ecco quindi che il terreno in cui si coltiva non è più fertile, il clima diventa gelido ed i capi di bestiame, ahimè, sono già stati cacciati. Urge quindi una migrazione, uno spostamento che a volte è relativo, anche di poche centinaia di metri, ma esiste. Si cambia posto di lavoro. Le forme contrattuali inoltre non facilitano di certo l’insediamento nel nuovo luogo. Il precariato è ancora una piaga di dimensioni bibliche che spinge ancor più persone a migrare come una tribù primordiale in cerca di nuovi mezzi di sostentamento. Paradossalmente, in questi luoghi non è più la natura a decretare quando terminano le risorse ma è l’uomo stesso ad essere risorsa di sé stesso e del prossimo. Quando qualcuno decide al nostro posto che quanto c’era da prendere è stato preso, viene il momento di migrare ancora.

Sarebbe facile incolpare la globalizzazione rea di aver portato nelle nostre case mobilio creato in chissà quale angolo del mondo, bibite imbottigliate nel nuovo mondo, maglioni confezionato nel sol levante e pomodori provenienti dalla spagna, salvo dover buttare i nostri per accordi presi con le nazioni confinanti. Si potrebbe anche incolpare il governo di turno, incapace di creare situazioni lavorative stabili e non a tempo determinato. Sono capace anche io di promettere e creare 1.000.000 di posti di lavoro con la data di scadenza stampata sui glutei dei neo assunti usando soldi non miei. In realtà non credo ci sia una colpa ben precisa di qualcuno semplicemente v’è un processo in corso che porterà noi tutti ad essere migratori in casa nostra, da un posto di lavoro all’altro. Mia nonna era solita raccontarmi che sulle lapidi nei cimiteri di paese attorno ad Innsbruck, sotto il nome ed il cognome del defunto era riportato anche il suo lavoro. Subito precisava che avere la scritta “industriale” o “contadino” non faceva alcuna differenza, perché il vero motivo d’orgoglio era quello di essere un lavoratore che con il suo sudore quotidiano ha portato un contributo importante a tutta la comunità. E’ per questo che il giorno in cui verrò a mancare, nella speranza che ciò accada il più tardi possibile, sulla mia lapide vorrei fosse riportato quanto segue:

Fabio Granata

21-04-1981 – xx- xx- xxxx

Lavoratore

Nel mondo, con il mondo, senza mai spostarsi da casa.

più o meno

Posted in Uncategorized con i tag , , , , , on Febbraio 2, 2009 by fabiogranata

Sapevo che sarebbe finita così.

Oddio non proprio con questi dettagli ma grossomodo ho azzeccato le previsioni. Prima sogno, poi pianifico e nel dubbio faccio l’esatto contrario o mi impegno con tutto me stesso per girare attorno all’onirico desiderio iniziale. Confesso che questa volta almeno in parte ci sono andato vicino e tutto sommato non sono poi così lontano dalla meta, anche se ora con gli occhi aperti tutto è un po’ più chiaro e lucido. Un po’ come andare dal barbiere con in mente un taglio di capelli ben preciso, taglio che nell’immaginazione iniziale rende superfighi e sta da dio, salvo poi uscire dal negozio e pensare “bhè dai, più o meno ci siamo”. Ecco il punto, quel dannato “più o meno”.

Volevo un lavoro stabile, in cui poter dimostrare il mio valore ed avere delle gratificazioni. Più o meno ci siamo.

Volevo la mia indipendenza e quindi tornare a vivere da solo, possibilmente in un appartamento in zona servita, vicino al lavoro e con tutti i confort a mia disposizione. Più o meno ci siamo.

Volevo crogiolarmi nel mio status di single e vivere serenamente la mia libertà, dedicando il mio tempo solo a me stesso ed al raggiungimento dei miei scopi personali. Più o meno, ci siamo.

Tuttavia sulla bilancia del proprio stato d’animo a volte si guardano solo i vantaggi, i pregi, i tanti bei più di cui sopra, ma a volte sono i vari meno a voler dire la loro. Oggi è uno di quei giorni in cui sti infami vengono a galla e come in una parata militare sfilano davanti al cuore con il petto gonfio e la schiena ritta, brandendo le loro armi e porgendomi il loro tipico saluto marziale: una pernacchia. Dall’alto del mio balcone, con postura mussoliniana, vedo avanzare il Sergente Lavoro in Crisi che orgoglioso mi ricorda che la mia produzione non è certamente quella che avevo prospettato inizialmente o che il pentagono del lavoro mi aveva voluto far credere. Sorrido, lo saluto con una sonora pernacchia e passo al prossimo ufficiale. Ecco apparire dinnanzi a me il Colonnello Casa Propria. Con fare deciso estrae un documento, un piano di battaglia, e mi mostra come la mia posizione attuale, seppur ben servita sulla carta, pare più una succursale di Istanbul e che i cinque piani a piedi, senza ascensore, alla lunga potrebbero rivelarsi un serio ostacolo per le truppe. Aggiungiamo una zona di supporto logistico pari a 20 metri quadrati mansardato con una temperatura interna simile a quella che decimò migliaia di soldati durante la campagna di Russia, ed ecco servito l’aggiornamento richiesto. Saluto anche questo ufficiale ma senza dare nell’occhio lo faccio scortare nelle camere a Gas. Manca l’ultimo, il più atteso: il Generale Single Bravo Pirla. Dopo essersi complimentato per la dura scelta di non aver siglato (ora che ci penso è un po’ che non siglo come si deve) accordi bilaterali con forze ostili ed avermi mostrato minuziosamente i vantaggi della guerra in solitaria, per dovere professionale e con toni quasi confidenziali mi ricorda che avere al proprio fianco una nazione alleata può dare valore aggiunto. Ci si può confrontare, aiutare, scambiare risorse ed idee. Si potrebbe avere anche il combustibile necessario per scaldarsi. Se non la nazione, almeno l’anima. Si complimenta ancora per non aver accettato consigli inutili quali “in tempi di guerra ogni buca è trincea” ma aggiunge che se si tiene il proprio arsenale inattivo per troppo tempo, i magazzini rischiano di collassare. “tranquillo” gli rispondo. “Tengo la situazione in palmo di mano”. Congedo anche lui con una sonora pernacchia, molto più forte di quelle concesse agli altri ufficiali. Lui, in fin dei conti, è quello che ha il peso maggiore. Terminato il delirio paramilitare, torno in me. Seduto sul futon nella parte mansardata del monolocale, sotto la finestra dalla quale osservo ogni tanto l’albergo di fronte, pensando “se non lavoro io non vedo perché dobbiate lavorare voi. Stronzi”. L’ora mi consiglierebbe di andare a dormire ma ben so che anche stanotte, girandomi e rigirandomi nel letto, arriverò alle 3.00, maledicendo il mio cervello che non vuole staccarsi per un attimo dandomi la possibilità non dico di fare qualche bel sogno, anzi, ma almeno di non sognare e basta.

Domani sarà un altro giorno e già so che mi basterà pochissimo, anche un minimo pretesto, per poter organizzare una nuova parata, questa volta con il plotone dei più, in cui i gerarchi sono: Generale Lavoro Che volevi, Tenente Indipendenza Riguadagnata ed il Colonnello Pace Tranquillità. Per festeggiare, nachos e salsa chili per tutti. Una festa per la mente ed il palato.

Più o meno.